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Sviluppo di Applicazioni Cloud Native: 5 Step fondamentali

7-gen-2020 16.00.00 Posted by Angela Salgarelli - No Comments

Le applicazioni cloud native rappresentano il nuovo paradigma per il software development, restituendo performance di velocità, flessibilità e qualità in fase di programmazione. Ma come concretizzare l’adozione di tale approccio in modo efficace? Ecco una guida in 5 step.

Cosa sono le applicazioni cloud native

Il cloud computing oggi si rivela l’unica soluzione architetturale in grado di supportare le esigenze di efficacia e flessibilità della moderna digital enterprise.

Negli ambienti ibridi e multi-cloud anche le applicazioni devono evolvere verso modelli di sviluppo e design che permettono di sfruttare i vantaggi del cloud e garantire l’opportuna velocità e qualità di rilascio.

Tradotto tecnicamente, le applicazioni cloud native sposano la stessa architettura del cloud ovvero si compongono di “mattoncini elementari” - i microservizi -, unita’ atomiche che possono essere richiamate e combinate rapidamente tra loro all’interno di una struttura modulare.

Le caratteristiche di astrazione dei microservizi (l’applicazione funziona indipendentemente dalla tipologia del sistema sottostante) offrono un duplice vantaggio. Innanzitutto, diventa possibile in fase di design sfruttare una capacità computazionale temporanea e disaccoppiata dalle risorse hardware, permettendo ai developers di concentrarsi sulla progettazione senza preoccuparsi dell’infrastruttura. Inoltre, l’approccio a microservizi garantisce le stesse esperienze automatizzate di sviluppo e gestione su cloud pubblico, privato o ibrido.

Tutto ciò si traduce in una maggiore qualità applicativa e velocità di rilascio, anche in termini di aggiornamento delle release.

 

Come sviluppare il modello cloud native in 5 step

Se i benefici delle applicazioni cloud native sono molteplici, come concretizzare in definitiva lo sviluppo del nuovo modello? Questa guida in 5 step può essere un buon punto di partenza per chiarire i passi principali.

1. Favorire l’approccio DevOps

Lo step iniziale riguarda l’adozione della metodologia DevOps, che suggerisce una serie di pratiche per favorire la collaborazione tra team di sviluppo e operations. Il risultato è un’accelerazione dei rilasci e un aumento della qualità del software.

 

2. Sfruttare i container

La velocità di sviluppo e delivery applicativa può giovare dell’utilizzo dei container (secondo step della strategia cloud native) per automatizzare le operazioni di gestione del software. I container sono tecnologie che racchiudono sia le singole componenti applicative (microservizi) sia un ambiente di runtime completo. L’applicazione è formata quindi da un insieme di unità funzionali indipendenti, per cui è possibile intervenire su una feature senza interferire sulle altre.

 

3. Ricorrere ai servizi cloud

L’utilizzo del cloud (specialmente in modalità hybrid cloud) permette la creazione di un ambiente stabile per la creazione, distribuzione e gestione di applicazioni: esso abilita infatti l’esecuzione parallela di ambienti cloud, container e piattaforme virtuali.

In un ambiente di questo tipo, i team delle operations e di sviluppo applicativo soddisfano le rispettive necessità di rilascio e scalabilità, abilitando quindi la collaborazione in ottica DevOps.

Tecnologie SaaS, PaaS e IaaS (le piattaforme di integrazione per il funzionamento sinergico di soluzioni sulla nuvola e in locale) offrono inoltre risorse pronte all’uso per accelerare e semplificare lo sviluppo applicativo. Il ricorso agli asset as-a-service è la terza regola per la progettazione cloud native.

 

4. Ottimizzare il ciclo di sviluppo

L’efficienza promessa dalle app cloud native va a braccetto con l’ottimizzazione del ciclo di sviluppo software. Il quarto step riguarda proprio l’adozione di automatismi che permettono di verificare l’integrazione, effettuare test, identificare bugs, distribuire aggiornamenti e così via. L’utilizzo di pratiche e di soluzioni di Continuous Integration e Continuous Delivery, nello specifico, sono la chiave per pianificare, costruire ed accelerare la release e quindi avere il completo controllo sull’intero ciclo di vita del software. Di importanza fondamentale sono anche l’automazione dello sviluppo, l’orchestrazione dei rilasci applicativi, che permette di gestire pipeline di rilascio e dipendenze tra più team, tool e su differenti infrastrutture, e l’analisi dei DevOps Insight.

 

5. Monitorare dispositivi e servizi

Come si suol dire “la potenza è nulla senza controllo”. Ecco quindi che il continuous monitoring entra a buon diritto nella lista degli step verso l’approccio cloud native. Il controllo di device e servizi, implementato attraverso specifici software, è fondamentale per notificare i malfunzionamenti al reparto tecnico e intervenire in ottica di miglioramento continuo.

E la tua azienda ha già iniziato la trasformazione? A che punto sei con il passaggio ad una modalità di sviluppo applicativo Cloud Native?

Vuoi conoscere meglio il tema? Leggi il nostro articolo:

Cosa-significa-cloud-native